Effetti della presenza del cane in natura a cura della Dott.ssa Marianna Marchetto

Il cane è uno degli animali con il più ampio areale di diffusione globale. Nato e cresciuto con noi, oramai si ritrova in ogni società umana e ci segue ovunque: in città, ai centri commerciali, nei ristoranti, nei bar. Forse può però suonare strano che i cani non possano entrare nei Parchi e nelle zone di protezione faunistica, dove a rigor di logica sembrerebbe normale la loro presenza.

 

In realtà diversi studi mostrano che la presenza del cane ha diversi e complessi effetti sulla fauna selvatica, anche indirettamente, e da qui nasce la necessità di limitarne la presenza, tutt’al più nelle aree delicate di ripopolamento o protezione di specie a rischio.

Le problematiche legate alla presenza di cani in queste aree sono diverse, come descritto in un articolo del 2006 effettuato in America.

In primo luogo, i cani sono in grado di inseguire piccoli e grandi animali con effetti già messi in luce in un altro articolo, ovvero la morte dei grandi mammiferi per sfinimento o infezione dovuta alle ferite inferte. Il disturbo provocato dai cani quindi si somma alla normale pressione predatoria, comportando lo spostamento dell’abituale areale di occupazione degli ungulati in zone frequentate da cani. Una ricerca del 2006 ha confrontato l’attività di una particolare specie di cervo americana in zone dove i cani sono o non sono ammessi, arrivando alla conclusione che dov’è proibito l’accesso ai cani il disturbo antropico nei sentieri comporta una diminuzione dell’attività della specie nei 50 m adiacenti i sentieri. Tale diminuzione invece raddoppia nelle zone frequentate anche da cani, ovvero nei limitrofi 100 m, e risulta valida anche per piccoli mammiferi (scoiattoli, conigli, topi, etc…)

Questo effetto si riscontra anche su altre specie, in particolar modo gli uccelli. Uno studio del 2007 evidenzia che la presenza di cani lasciati liberi in aree di conservazione faunistica riducono del 33% la biodiversità della fauna aviaria e del 41% l’abbondanza delle specie stesse. In altre parole, si rinvengono meno specie e di ciascuna di esse, meno individui (Banks & Bryant 2007).

Per quanto riguarda i carnivori, rare sono le occasioni di incontro con i cani. Tuttavia ci possono essere delle interazioni indirette per via delle marcature odorose con due possibili effetti: le zone frequentate dai cani possono essere percepite come territori occupati e sorvegliati, per cui possono essere evitate (ad esempio per la lince); in alcuni casi invece sembra che i carnivori ne siano attratti e aumentano le loro attività di sorveglianza e marcatura,soprattutto per quanto riguarda le volpi e in generale i canidi. Ad ogni modo una modificazione nel comportamento dei predatori ha sempre un effetto anche a livello ecosistemico.

Un fattore importante considerando il disturbo “canino” è se i cani sono tenuti a guinzaglio o lasciati liberi. Infatti i cani lasciati liberi possono girovagare anche al di fuori dei sentieri battuti, mentre il guinzaglio limita il loro movimento ad uno spazio circoscritto e prevedibile, consentendo alla fauna di abituarsi maggiormente alla loro presenza (Whitacker & Knight 1999).

Tuttavia una delle conseguenze più gravi della presenza dei cani non sono le interazioni dirette, ma la trasmissione di agenti patogeni. Infatti precedenti studi hanno ricondotto il cane come vettore della trasmissione della rabbia, del cimurro, della parvovirosi, della giardia e di altre malattie.

Il cimurro comporta una mortalità compresa tra il 20 al 100% a seconda della specie e la trasmissione avviene per contatto diretto.

La parvovirosi è causata da un virus particolarmente resistente e si propaga per mezzo di feci infette. E’ una patologia tipica dei cuccioli e dei cani giovani in quanto gli adulti in genere hanno già sviluppato anticorpi (vaccino) ed in generale tutti i canidi risultano soggetti a rischio. Un caso particolare è l’epidemia di cimurro e parvovirosi che colpirono i lupi del parco dello Yellowstone nel 2006, il cui vettore sembrerebbe essere stato prioprio il cane.

La rabbia può essere veicolata dal contatto diretto con animali infetti. Nel caso di un incontro è molto più probabile che il cane rimanga infetto e prima che si manifestino i sintomi clinici può trasmettere a sua volta la patologia ad altri animali e all’uomo.

La Giardia è un patogeno che si trasmette mediante cibo e acqua contaminati. In ambito di fauna selvatica non ha particolari effetti sull’ecologia delle specie, mentre il cane può contrarlo ed essere un veicolo del parassita per l’uomo.

Tutto quanto elencato sopra spiega come mai in alcuni parchi è obbligatorio tenere i cani al guinzaglio o ne vietano del tutto l’accesso. Queste norme quindi non sono regolamenti messi a caso o con l’intento di limitare le nostre scampagnate, ma normative studiate da professionisti atte a salvaguardare la fauna.

Allo stesso modo di come rispettiamo le esigenze dei nostri animali domestici, dovremmo rispettare anche gli animali selvatici e il lavoro di chi si impegna a proteggerli.

 

Bibliografia a richiesta.

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