Fluoro, amico o nemico?

Per proteggere la salute dei nostri animali domestici faremo qualsiasi cosa, e lo facciamo.

Ci informiamo, studiamo e cerchiamo di capire come funzionano le cose. Alcune volte però incappiamo in informazioni che ci spaventano. Tra queste c’è sicuramente il coinvolgimento del fluoro nell’insorgenza di alcune patologie gravi, come l’osteosarcoma.

Il collegamento poi tra questo e la presenza di fluoro nelle ossa di volatili e mammiferi porta la preoccupazione sul loro utilizzo in alcune tipologie di dieta come la barf.

Ma quanto ne sappiamo veramente? Scopriamolo assieme.

Cos’è il fluoro?

Nella tavola periodica degli elementi ha come simbolo F, numero atomico 9 e peso atomico pari a 18,99840, è un alogeno. Si trova in forma gassosa, ma anche in acqua e nel terreno, in particolare nella fluorite e nella fluorapatite.

Ovviamente si trova anche in alcune materie prime, prevalentemente di origine animale, e anche nelle ossa.

Dove si trova nel corpo?

Ossa e denti prevalentemente. Dove l’altro si accumula, e da qui tutto il problema. Un accumulo eccessivo in effetti può portare ad una patologia denominata fluorosi. Accade anche alle persone che assumono volontariamente o meno (contaminazioni ad esempio) un eccesso di fluoro. Vengono colpiti da questo eccesso, denti e ossa solitamente, in umana viene collegato alla manifestazione di osteosarcomi ( e molto altro in realtà, tra cui problemi neurologici).

Ma a cosa serve il fluoro?

Il fluoro fortifica le ossa favorendo il deposito del calcio al loro interno e promuove il buono sviluppo dei denti. Inoltre riduce il rischio di danni allo smalto (dei denti) contrastando l’acidità nel cavo orale.

Dove si trova in natura?

Per la maggior parte si trova nel terreno, ma da qui potendosi disciogliere in acqua può raggiungere vegetali e animali senza grosse difficoltà. Si trova in diverse materie prime di origine animale, in dosaggi differenti, relativi alla sua presenza in natura.

Essendo il suo accumulo, anche se difficile, molto pericoloso sono stati indicati dei limiti per quanto riguarda la sua presenza all’interno dei mangimi secchi (170 mg\kg). Ovviamente non si trova nessun dato per quanto riguarda l’alimentazione naturale, ma non è difficile capire che non ha molto senso cercarlo, la quantità limite rimane sempre la stessa deve solo essere calcolata sulla sostanza secca e non sul tal quale (lo so lo so non è facile, ma a cosa servono i professionisti se no?). Sempre che non sussistano influenze esterne, tipo delle contaminazioni.

Anche se in realtà è come sempre tutto un pochino più complesso.

Esiste una variabile non trascurabile che riguarda la forma in cui in fluoro viene “presentato” al corpo, che lo rende più o meno assimilabile, conseguentemente ne modifica la quantità accettabile presente nella materia prima di partenza.

La concentrazione di Fluoro solubile nel lume intestinale determina il suo assorbimento, viene infatti assimilato per quantità. Si è visto però che se il fluoro è presente come NaF (che essendo utilizzato come insetticida può trovarsi  facilmente come contaminante nelle acque) nella dieta di un soggetto il suo accumulo è nettamente superiore rispetto a quando è presente sotto forma di MgF2 o CaF2 (indovinate in che forma si trova nelle ossa??).

Sebbene sicuramente la farina di ossa e la farina di pesce contenga un quantitativo di fluoro pro kg che va da 100 mg a 400 mg, e vengano quindi additate come fonti di eccesso di fluoro nella dieta degli animali domestici, e quindi l’insorgenza di osteosarcoma, uno studio ha valutato 161 casi di cani con osteosarcoma e non ha riscontrato un’esposizione a dosi di fluoro differenti rispetto ad altri tipi di neoplasia.

Risulta comunque problematico l’eccesso di fluoro nella vita degli esseri viventi, con cause nefaste, ma il problema pare essere comunque di origine non naturale, quindi una contaminazione.

I casi riscontrati di fluorosi, infatti, pur manifestando una presenza di fluoro superiore al normale nel mangime dei soggetti, sono stati imputati al metodo di lavorazione del prodotto più che alle materie prime contenute.

Come sempre il problema va considerato in tutta la sua interezza, senza allarmismi o collegamenti confutabili perché non sostenuti da dati scientifici.

Il legame tra patologie di diverso tipo e una dose tossica di fluoro è evidente, ma non c’è nessun dato concreto che faccia risalire il tutto all’uso di ossa in diete come la Barf.

Si parla infatti di livelli tossici, e di contaminazioni, quindi tutte situazioni al di fuori della normalità.

Direi che possiamo tranquillamente proseguire, per chi ne fa  uso, nella somministrazione di una dieta a crudo con ossa per i nostri animali domestici.

Tenendo ben presente però, che l’attenzione deve essere sempre rivolta alla ricerca di materie prime qualitativamente eccellenti, tracciabili dal punto di vista della produzione e eticamente corrette.

Evitando cosi con sicurezza preoccupazioni.

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