Il comportamento alimentare del gatto

Il gatto è un animale addomesticato. Questo è quello che ci vogliono far credere, in realtà il gatto è un animale che addomestica.

La sua natura predatoria (se non in alcune razze) è rimasta uguale durante i secoli di convivenza con l’uomo. Purtroppo con l’evolversi della civiltà moderna, l’essere rimasti fedeli a se stessi non ha aiutato.

Molti comportamenti legati alla sua natura di predatore iper efficiente non sono compresi o assecondati, provocando spesso delle vere e proprie problematiche d’espressione e relazionali.

Ma quali sono questi comportamenti che noi proprietari non comprendiamo, o addirittura non sopportiamo?

Partiamo dal presupposto che definire un normale comportamento alimentare felino non è semplice. Essendo per loro  molto radicata la spinta predatoria, ma vivendo in ambienti molto differenti da quelli naturali, l’espressione di un pattern comportamentale standard non è semplice. Praticamente dobbiamo coniugare spinta istintiva e spinta soggettiva in ambienti differenti.

Quando parliamo di ambienti differenti non ci riferiamo solo alla dimensione della casa o alla presenza o meno di arricchimenti ambientali, ma soprattutto alla possibilità di accedere all’esterno oppure no. È abbastanza ovvio che soggetti (con le dovute variabilità) che hanno un libero accesso all’esterno, e che magari possano anche imparare a gestire le fasi predatorie, siano più appagati.

I felini in generale (esclusi i leoni, ma compresi i gatti) sono predatori solitari, e non manifestano comportamenti onnivori come si può invece verificare  nei cani, che se trovano bacche o frutti selvatici mandano giù tutto.  I gatti che riescono a cacciare liberamente hanno come prede elettive: topi di dimensioni contenute, piccoli uccelli, lucertole e insetti, ma alcuni possono arrivare anche a cuccioli di lepri, piccioni e altro di dimensioni notevoli. Non essendo sempre mossi da spinta alimentare e quindi possono non consumare la preda.

Da alcune ricerche scientifiche (Survey of predation by domestic cats, Robertson 1998) si è notato che i gatti alimentati con una dieta naturale, o comunque che si nutrono anche di carne, tendono a predare meno all’esterno. Con tutta probabilità perché parte della motivazione predatoria è “sedata” da un appagamento superiore dato dal pasto, anche dal punto di vista masticativo più che nutrizionale.

Se un gatto dovesse alimentarsi in piena autonomia sceglierebbe di predare un numero di volte al giorno in relazione alle kcalorie assunte tramite ogni preda. Ciò significa che può fare tanti piccoli pasti da 12 topini, meno pasti da 3 leprotti ecce cc.  Da qui possiamo dedurre che un soggetto debba alimentarsi più volte durante il giorno (o la notte? Lo vediamo tra poco) anche se non esce di casa.

In realtà è vero fino ad un certo punto. Un gatto casalingo, cioè che non esce di casa e non preda avrà bisogno di un certo quantitativo di kcalorie al giorno, la maniera in cui suddividerle dipende più che altro da noi. Meno di due pasti giornalieri e una merenda a mezza giornata (parliamo più che altro di chi fa alimentazione naturale) è sconsigliato.

Il bisogno di alimentarsi durante tutto il giorno, pur avendo raggiunto la dose calorica necessaria, dipende dalla “noia”. Non potendo attivare tutta una serie di comportamenti, che verrebbero naturali fare in piena libertà, gli viene fame… e mangia. Vi ricorda qualcosa? O qualcuno?

Da bravo predatore, il gatto, pare preferisca nutrirsi di notte, per una sua (in realtà anche di altri) tipica espressione del ritmo circadiano. In realtà questo è vero solo in pare, ovvero, sicuramente per il gatto l’alternarsi sonno veglia non si manifesta come per noi esseri umani, ma la scelta di alimentarsi preferibilmente di notte dipende dal tipo di ambiente in cui vive e dalla presenta\assenza di esseri umani.

Le preferenze dei gatti per alcune tipologie ci cibi, temperature e consistenze rispecchiano moltissimo la loro natura predatoria. Sicuramente alimenti ricchi di proteine e grassi animali, che abbiano diverse consistenze (dal morbido al croccante) e che non siano a bassissime temperature, sono normalmente preferiti.

Ma purtroppo per quanto riguarda i gusti dei gatti, tanto fa l’esperienza soggettiva in giovanissima età.

L’imprinting e l’imitazione sociale nei cuccioli di meno di sei mesi sono fondamentali per la formazione alimentare di un soggetto adulto. I gatti che in questa fascia d’età hanno avuto contatti con pochissime materie prime, o addirittura solo con un certo tipi di alimento, avranno molta più difficoltà da adulti a provare alimenti nuovi.

I gusti dei gatti, e la loro manifestazione, sono da sempre il punto dolente della relazione uomo\gatto\cibo. Il motivo si ricerca proprio nelle prime fasi di vita. Ovviamente, e per fortuna aggiungerei, non tutti i gatti sono uguali, a prescindere dalle loro esperienze.

Attenzione quindi, se volete un felino domestico felice, aiutatelo ad esprimersi con soddisfazione nel suo essere un predatore. Spingendolo a volte anche più in la di quello che le sue esperienze gli hanno imposto.

 

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