Il gatto domestico: gestire un predatore in poco spazio

Gestire gatto domestico

Il gatto domestico è un gatto felice?

Il gatto come individuo sociale che condivide la vita domestica con noi umani e si adatta alle nostre esigenze può considerarsi un gatto felice? Perché, ammettiamolo, sono veramente pochi anni che abbiamo iniziato a prenderci cura del suo benessere e ancora troppo poco spesso viene effettivamente presa in considerazione l’influenza dell’ambiente sull’espressione fisica del benessere del gatto domestico. Insomma, non consideriamo che alcuni problemi li creiamo noi, che gestiamo la sua vita.

Ma cosa c’entra questo in un blog che parla di cibo? C’entra perché il comportamento predatorio del gatto è il primo che soffochiamo in ambiente domestico. Scegliamo l’ora del pasto, il tipo di alimento (anche se non ci sembra di farlo), il contenitore in cui metterlo, la posizione del contenitore. Certo, non è pensabile e nemmeno auspicabile liberare una serie di prede in appartamento al sesto piano e attendere che durante la giornata Silvestro faccia il suo dovere. Possiamo però comprendere le esigenze specifiche di specie e cercare di applicarle al soggetto con cui viviamo.

Ovviamente, non tutti gli individui sono uguali nell’espressione di certe necessità. Questo a causa di personalità e carattere individuali e per certe razze anche del tipo di selezione e allevamento. L’allevamento purtroppo ha in alcuni casi modificato profondamente l’espressione del comportamento predatorio del gatto, allo scopo di ottenere soggetti più adatti alla vita in appartamento e meno indipendenti. Ciò però significa che dobbiamo impegnarci di più, non di meno, poiché questi gatti si aspettano molto di più dal rapporto con noi umani.

Benessere animale

Misurare il benessere del gatto domestico

Quali sono le caratteristiche che ci interessano e che dobbiamo valutare per il benessere di Silvestro? Cerchiamo di riassumerle per punti:

  • La vita di gruppo per i felini NON è fisiologica. Sono predatori solitari con territori di caccia relativamente ampi e territorialità moderatamente elevata. Convivere con altri individui è possibile se lo spazio e le risorse sono ben gestite.
  • Il numero di pasti dipende dalla grandezza della preda, ma il digiuno non è un’opzione. Per questo, si spazia dai 3 ai 20 pasti.
  • La necessità di avere spazi ben distinti e privati per abbeveraggio, foraggiamento e igiene è un’esigenza fondamentale.
  • Gli orari di attività preferiti sono quelli notturni e crepuscolari.  I predatori, soprattutto se solitari, cercano infatti di sorprendere la preda nelle ore del crepuscolo o dell’alba.
  • Le ore di sonno per elaborare il cibo e i pensieri sono tante e necessarie. È bene garantire zone riparate e sicure, lontane da eventuali disturbatori.

Dove vogliamo arrivare con questo discorso? Vogliamo individuare quegli errori tecnici che facciamo, a volte anche inconsapevolmente, che mettono a disagio i gatti domestici e che a loro volta manifestano tale fastidio facendo “danni” in casa.

Ciotole, lettiere e posizionamenti

I gatti sono predatori abitudinari per quanto riguarda la routine alimentare, igienica e spaziale. Vengono destabilizzati notevolmente se le zone dedicate a cibo, acqua e bisogni si trovano nello stesso spazio. Idealmente, la soluzione ottimale è quella di dividere in zone diverse della casa la ciotola del cibo, la ciotola dell’acqua (meglio se più di una) e la lettiera, che quindi devono essere lontane tra loro. Se poi in casa ci sono più gatti non c’è scampo: bisogna allestire tante ciotole quanti sono i gatti e una lettiera in più.

I gatti sono predatori con comportamenti venatori influenzati dall’ambiente e non dalle relazioni sociali, significa che tendenzialmente gli schemi comportamentali non sono influenzati dalla presenza di altri gatti in territori di caccia normali. Quando però si trovano a dover condividere un appartamento con altri individui, dobbiamo fare in modo di garantire loro la solitudine. Per i gatti, non è normale condividere la ciotola dell’acqua e la lettiera, tantomeno la ciotola del cibo. Non sono animali con una grande capacità di gestione delle risorse, difficilmente li vedrete esibire comportamenti rituali sul cibo per gestire una gerarchia del pasto, chi prima arriva meglio alloggia e gli altri aspettano in fila, stressandosi.

Ciotola gatto

La ciotola ideale

Parliamo quindi di qual è la ciotola più adatta al nostro amico gatto domestico e della forma che deve avere.

❌ La ciotola NON DEVE MAI:

  • Essere doppia acqua-cibo. Abbiamo già sottolineato la necessità di dividere le due cose e distanziarle.
  • Avere bordi alti. I gatti odiano i bordi alti perché sbattono le vibrisse e non possono tirare fuori il cibo.
  • Emanare odori sgradevoli (profumi inclusi).

✔️ La CIOTOLA IDEALE invece deve:

  • Essere piatta o addirittura inesistente (Silvestro potrebbe mangiare su una tovaglietta).
  • Essere fatta di un materiale inodore, anche post-lavaggio (la ceramica per esempio).
  • Farlo pensare. Ci sono ciotole studiate per rallentare il momento del pasto, richiedendo che il soggetto si impegni per estrarne il cibo (stimolano così la predazione).

Tutto questo vale anche per l’acqua, le fontanelle diventano un gioco bellissimo!

Oltretutto, ai gatti piace molto il problem-solving alimentare, sono dei veri geni! Per cui tappetini olfattivi o cartocci a cui fare aguati e poi distruggere possono essere estremamente validi allo scopo di implementare le attività venatorie casalinghe. Ricordiamolo sempre: il cibo in sé non è il punto, quello serve per ristorare le energie, il vero punto è prenderlo il cibo!

Ciotola ideale gatto

Anche i gatti hanno i loro cibi preferiti

Prendiamo quindi in considerazione il cibo che proponiamo, il benessere del gatto domestico passa anche di qui. Anni di studi da parte delle aziende mangimistiche per capire ed elaborare il prodotto perfetto per appagare le esigenze esperienziali del gatto hanno portato alcuni vantaggi, adesso sappiamo molte cose in più del comportamento alimentare.

I gatti, come tutti i mammiferi, utilizzano tutti i sensi per alimentarsi. Ciò comporta che il cibo, per essere apprezzato, debba avere una presenza precisa: consistenza, temperatura, sapore e odore precisi.  

Si spiega così la preferenza del gatto nei confronti di cibi contenenti aminoacidi come L-triptofano e L-glicina e dei nucleotidi, insensibili invece al dolce e al salato. Probabilmente quando vi rubano le patatine è perché sentono degli aminoacidi che noi non sentiamo! Ci troviamo invece d’accordo sui gusti amari, che possono segnalare sostanze pericolose, per cui non piacciono né a noi né a loro (se non nella grappa alla genziana, ecco!). Quando un cibo è fresco e a temperatura ambiente, se non addirittura cotto da poco, rilascia aminoacidi gradevoli per il gatto, gli stessi che ritroviamo nei prodotti industriali per migliorare l’appetibilità. Quindi quando decidiamo di passare a una dieta naturale o anche solo di modificare l’alimentazione di un gatto, meglio sempre prenderlo per la gola e variare il più spesso possibile in modo da non rischiare di farlo annoiare.

Questo è importante perché i gatti sono famosi per due comportamenti alimentari specifici, entrambi riguardanti le loro preferenze alimentari.

  1. La finestra temporale in cui si sviluppano i gusti non è ampissima, si riferisce al periodo in cui i gattini stanno con la madre e la imitano. Questa finestra inizia a limitarsi nel momento in cui diventano indipendenti e si devono adattare a ciò che l’ambiente propone. Se l’apertura iniziale nei confronti di sapori e cibi diversi non è abbastanza ampia, si può manifestare la neofobia, il rifiuto per le cose nuove.
  2. L’effetto monotonia, la manifestazione cioè di un’avversione crescente verso quello che mangiano troppo spesso. #maiunagioia

Fornire un’alimentazione varia, saporita e biologicamente appropriata è quindi la scelta migliore in condizioni etologiche per evitare l’effetto stress del gatto domestico.

Preferenze alimentari

L’abitudine e la relazione del gatto con il cibo

Il gatto è un animale abitudinario, durante la giornata divide equamente il tempo tra ricerca della preda, alimentazione, igiene e riposo. Noi umani entriamo in questa rigida routine alimentandolo, svegliandolo e facendolo giocare quando piace a noi. Non garantendogli una routine abbastanza fissa, possiamo contribuire ad aumentare i livelli di stress e trovarci un felino che non si comporta in maniera equilibrata. Se non riusciamo a soddisfare da soli le sue esigenze, dobbiamo farci aiutare da alcuni strumenti quali: ciotole a tempo, refrigerate o con limitazione d’accesso, arricchimenti ambientali o palestre sospese, gestione degli spazi (soprattutto se abbiamo più gatti in casa).

Inoltre, i gatti non attribuiscono al cibo un valore sociale come facciamo noi. Una cena tra amici o un aperitivo sono momenti conviviali e affettivi, ma non per i felini. È umano, ma sbagliato, cercare di gratificarli e comunicare con loro attraverso il cibo, per i gatti è solo fonte energetica oppure una pausa tra una caccia e un pisolino. Quindi attenzione a non sbagliare, meglio un topolino finto da rincorrere che uno snack all’aroma di carne, perché potremmo modificare il loro naturale e sano comportamento alimentare fino a deviarlo completamente… e poi pentircene.

Concludiamo quindi dicendo che, se strutturiamo la casa e l’alimentazione seguendo l’etologia del gatto, difficilmente avremo gatti stressati e nottate in bianco. Stay felix!

Relazione con gli esseri umani
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