Le basi tecniche della masticazione

Masticare è un’azione facile, ma allo stesso tempo molto sottovalutata. Un momento non solo legato al momento del pasto, ma anche a momenti di rilassamento o di agitazione, e non solo per gli animali. Masticare è un atto che mettiamo in pratica, o che i nostri animali mettono in pratica istintivamente. Ma, è un’azione che spesso diamo per scontata. Scopriamo quindi insieme quali sono le basi tecniche della masticazione.

Masticare è naturale, ma lo diamo per scontato

La masticazione è un’importantissima fase dell’alimentazione di ogni animale. Essa viene spesso sottovalutata favorendo la salute corporea, soprattutto in un mondo dove si crede che il nutrizionismo (cioè è l’idea che il valore nutrizionale di un alimento sia la somma di tutti i suoi singoli nutrienti) implichi che l’unico scopo di mangiare sia ingerire nutrienti. In realtà alimentarsi, mangiare, sono molto più che inserire nutrienti, non è solo chimica e fisica, è anche psicologia. Ogni animale è predisposto per masticare gli alimenti di cui si dovrebbe nutrire, quindi anche l’anatomia e il tipo di masticazione si modificano in base a questo. Lo schema dello scheletro della testa è simile in tutti gli animali, ma alcune parti vengono modificate in base al loro utilizzo.

Le ossa che servono per masticare

Lo scheletro della testa, o cranio, è costituito da una serie di singoli elementi ossei, soprattutto pari, che formano complessivamente una rigida struttura cava che ospita l’encefalo e gli organi sensoriali della vista, dell’udito, dell’equilibrio, dell’olfatto e del gusto. Nel cranio sono inoltre contenute le prime vie dell’apparato respiratorio e di quello digerente. Sulle superfici ossee libere si inseriscono i muscoli facciali e quelli masticatori. I singoli elementi ossei del capo sono saldamente uniti fra loro soprattutto per mezzo di suture ossee e formano compressivamente, la scatola cranica. Con questa si articolano la mandibola e l’apparato ioideo.

Da un punto di vista embriologico, soltanto un esiguo numero di ossa craniche è di derivazione dallo scheletro assile embrionale e formano, attraverso un processo di ossificazione, le porzioni basali della cavità cranica e qualche porzione dello splancnocranio (le sue ossa formano le cavità nasali, mandibola e osso ioideo).  La maggior parte delle ossa craniche, invece, ha un’origine differente in quanto si sviluppano in seguito a processi di ossificazione diretta e formano la calotta della cavità cranica e gran parte dello splancnocranio. I singoli elementi ossei si formano a partire da centri di ossificazione indipendenti, che negli animali giovani sono di regola reciprocamente connessi da tessuto connettivo, più raramente da tessuto cartilagineo. Questo aspetto strutturale consente al cranio un adattamento dinamico durante la crescita postnatale, che in alcuni casi non smette mai durante la vita.  A causa dei muscoli masticatori ancora poco sviluppati e della scarsa estensione delle cavità nasali e dei seni paranasali, nel neonato, lo splancnocranio è relativamente piccolo. Tuttavia, già nelle prima fasi dello sviluppo dopo la nascita, si svolgono processi armonici di crescita dello splancnocranio caratteristici in ogni specie animale. Le differenze interspecifiche nello sviluppo delle ossa craniche riguardano soprattutto l’evoluzione della calotta cranica e l’accrescimento delle ossa appartenenti allo splancnocranio, notevolmente influenzati dallo sviluppo dei denti e dalla formazione dei seni paranasali.

Ogni specie il suo scheletro

Ogni specie è caratterizzata da una peculiare forma del cranio, data in parte dal tipo di evoluzione alimentare a cui la specie stessa è stata sottoposta, come il numero e la forma dei denti. I denti possono essere classificati, come tutti sappiamo, in base alla loro funzione e posizione in: incisivi, canini, premolari e molari. Gli erbivori, nutrendosi principalmente di materiale vegetale, hanno sviluppato soprattutto incisivi, premolari e molari, i quali sono piatti e simulano il lavoro di una mola per triturare per schiacciamento le pareti cellulari vegetali. Gli incisivi sono molto forti e taglienti, per incidere la materia vegetale che presenta un’alta resistenza al taglio.

Figura 1 Esempi di conformazione del cranio differente in base alle specie, in relazione alla loro natura alimentare.

Come si nutrono i carnivori

I carnivori, al contrario, si sono adattati a nutrirsi di tessuto animale, molto più soffice e meno resistente al taglio. Ma, avendo più difficoltà nel reperire l’alimento, perché lo devono prima di tutto cacciare, servono canini forti e importanti per tenere ferma la preda, premolari e molari taglienti per rompere e strappare i tessuti.

Altra particolarità specie specifica è la diversa conformazione dell’articolazione temporo mandibolare (ATM). I carnivori hanno un’articolazione a cerniera preposta ai movimenti di apertura e chiusura, cioè ad azioni di forza esclusivamente verticale. Negli erbivori, al contrario, sono sviluppati principalmente i movimenti di lateralità. In pratica i carnivori non sono in grado di muovere la mandibola lateralmente come gli erbivori, ma solo su e giù, come una forbice. Le ATM umane, sono il risultato di modificazioni morfologiche le cui caratteristiche peculiari si evidenziano studiando l’anatomia comparata. Ed infatti, esse sommano insieme le caratteristiche dinamico-morfo-funzionali delle specie carnivore ed erbivore. Gli onnivori (come gli umani), infatti, si alimentano sia di piante che di animali. Per questo hanno molari larghi e piatti per macinare una grande varietà di cibi, per lo più vegetali. Gli incisivi, sono larghi, stretti alle estremità e a forma di scalpello, questo li rende utili per tagliare, o incidere appunto, pezzi di carne o materiale vegetale. I canini, in alcune specie come nei suidi maschi, sono importanti, ma non al fine alimentare, aiutano nel grufolamento e nelle lotte durante la stagione degli accoppiamenti.

Figura 2 Formula dentaria di diverse specie animali, in relazione alla loro attitudine alimentare.                             

La forma del cranio però può essere modificata anche artificialmente tramite la selezione genetica ad esempio, ma non solo. Alcuni studi evidenziano una possibile modificazione anatomica dipendente dal tipo di alimentazione a cui si sottopongono i soggetti, ovviamente parliamo di differenze alimentari sulla base delle consistenze, non nutrizionali.

Nei carnivori, la forma del cranio, presenta evidenti differenze, sia in termini interspecifici tra cane e gatto, che in relazione alle varie razze canine. Esistono infatti razze a testa lunga (dolicocefali) razze a testa corta (brachicefali) e razze con caratteristiche intermedie (mesocefali), facciamo un esempio per ogni categoria Borzoi, Bulldog e Beagle.  La differenza morfologica, nelle diverse razze canine, è oggettivamente molto più evidente, e si manifesta in forze e modalità masticatorie diverse. La forza del morso è direttamente collegata con la taglia del cane, ma anche con la forma della scatola cranica. Razze mesocefale, di piccola taglia, riescono ad utilizzare una forza maggiore rispetto a razze, della stessa taglia, ma dolicocefale o brachicefale. Mentre nelle razze medie o giganti la relazione risulta essere inversa, cioè razze brachicefale o dolicocefale sviluppano una potenza di morso superiore a razze mesocefale. La forza assoluta del morso aumenta con la larghezza del cranio, diminuisce rispetto alla lunghezza del cranio. Esistono, infatti, interazioni tra la dimensione e la forma del cranio, le differenze sono evidenti sia in taglie grandi che in quelle piccole. La mancanza di differenze significative nella forza di morso, nei cani di piccola taglia potrebbe essere causata da diversi fattori. Nei piccoli crani brachicefali, come quello del Chihuahua, il neurocranio (scatola cranica) è sproporzionatamente grande rispetto alle strutture facciali. Una scatola cranica più grande influisce sullo spazio disponibile per il muscolo massetere, e quindi la dimensione del massetere può essere limitata in questi cani, portando a forze di morso più bassi del previsto. Questa dimensione sproporzionata non è così evidente nei crani brachicefalici più grandi. All’estremo opposto, in crani dolicocefali la dimensione della scatola cranica non influenza lo spazio di inserimento per il massetere, poiché le dimensioni dello splancnocranio riequilibrano quelle totali. La scatola cranica, non sembra incidere sullo spazio per il muscolo massetere nei cani brachicefalici più grandi, le forze di morso di questi cani sono più alte, evidenziando le differenze tra le diverse tipologie morfologiche.

le basi tecniche della masticazioneConoscere le basi tecniche della masticazione per migliorare la vita dei nostri animali

È evidente quindi, che le differenze morfologiche, imprimono nel soggetto una diversa capacità di uso della bocca, in relazione alla sua taglia e alla sua anatomia. Per tutti, ma soprattutto per i carnivori, la masticazione è una parte fondamentale non solo si una corretta alimentazione, ma anche di un livello di benessere psicofisico normale. Le scelte, per quanto riguarda la tipologia di dieta e i tipi di masticativi da proporre, non dipendono quindi solo dalle caratteristiche psicologiche del soggetto, ma anche dalla sua conformazione fisica e le sue potenzialità. Ora che abbiamo capito quali sono le basi tecniche della masticazione abbiamo, quindi, gli elementi giusti a nostra disposizione per fare le giuste corrette e migliorare così la vita di ogni singolo soggetto.


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